mercoledì 26 settembre 2012

Entrare in parlamento fischiettando

A quanto pare per il 29 di questo mese è stato fissato il giorno della rivoluzione. L’ennesimo. Migliaia di persone occuperanno il parlamento. Gli organizzatori fanno sapere però che non vogliono violenti in mezzo ai rivoluzionari.

Diamo un attimo uno sguardo a quello che è successo negli ultimi anni. Ogni volta che c’è un nuovo tentativo di rivoluzione e alcuni rivoltosi si scontrano inevitabilmente con le forze dell’ordine, a fine giornata c’è sempre una buona parte di manifestanti (che fino al giorno prima inneggiava all’uccisione di senatori e deputati e di politici in generale – una cosa che non è esattamente legale) che si schiera contro coloro che hanno sfidato la polizia e i carabinieri.
Questo comportamento sarebbe legittimo (schierarsi contro i violenti, intendo) se non fosse che questi eventi sono sempre pubblicizzati con slogan come “Entriamo in parlamento e distruggiamo tutto!”, “Facciamo la rivoluzione!”, “Ora basta, ci siamo stancati di questi politici, mettiamo una bomba in parlamento!”

In pratica, i rivoluzionari del terzo millennio vogliono sì la rivoluzione, entrare in parlamento e distruggere tutto e tutti, ma senza scontrarsi con la polizia. “Quelli fanno il loro lavoro”. I rivoluzionari del terzo millennio vogliono entrare in parlamento passando per l’entrata principale. Magari fischiettando. “Ehilà, agenti, come va? Noi stiamo facendo la rivoluzione”.
Insomma, o siete ipocriti, o idioti. Probabilmente entrambe le cose.

Poliziotto: “Ragazzi, scusate, cosa state facendo?”
Rivoluzionario: “Oh, salve, agente. Che c’è, non si può passare?”
P.: “Dove siete diretti?”
R.: “Noi? Mh, a Montecitorio”.
P.: “E quanti siete?”
R.: “Qualche migliaio”.
P.: “Ah, ma che ci andate a fare a Montecitorio?”
R.: “Mah, nulla di che, entriamo, rompiamo qualche sedia, caghiamo sulla sedia del Presidente della Camera, sgozziamo qualche deputato”.
P.: “Ah, mi dispiace, ragazzi, allora non posso farvi passare”.
R.: “Ma come, agente? Noi dobbiamo fare la rivoluzione!”
P.: “Mi dispiace, ragazzi. Io faccio solo il mio lavoro”.
R.: “Eh, pure lei c'ha ragione. Va beh. Grazie, comunque. Buona giornata”.
P.: “Buona giornata a voi, ragazzi”.
(il rivoluzionario pacifista si gira verso i compagni)
R.: “Oh, ragazzi, non si fa nulla! Non possiamo passare”.
Folla: “Ma come? Digli che dobbiamo fare la rivoluzione!”
R.: “Gliel’ho detto”.
F.: “E allora?
R.: “E allora niente, non ci fanno passare lo stesso”.
F.: “Ma come?!”
R.: “Eh, ragazzi, questi fanno il loro lavoro, mica possono farci niente!”
F.: “Eh, in effetti”.
R.: “Agente, allora noi ce ne andiamo. Buon lavoro”.
P.: “Ok, ragazzi. Sentite, potete fare in fretta a sgomberare la piazza? Tra cinque minuti arriva il corteo di Forza Nuova”.
(il rivoluzionario si gira di nuovo verso la folla)
R.: “Oh, ragazzi, svelti!”
F.: “Va beh, ormai che facciamo? C’andiamo a prendere un caffè?”
R.: “Eh, e mica ci stiamo tutti in un bar!”
F.: “Va beh, qualcuno si può sedere nei tavolini fuori”.
R.: “Ma non ci stiamo lo stesso”.
F.: “Allora qualcuno entra e prende i caffè per tutti”.
R.: “Va beh, ma i soldi io non li anticipo. L’ultima volta mancavano 10 euro, quando me li avete resi!”
F.: “E tu fai il giro e raccogli i soldi, così non devi anticipare nulla!”
R.: “Ok”.

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