giovedì 20 settembre 2012

Veline, una storia che mi andava di raccontare

Cominciava a far buio.
Marco strinse il telecomando fra le mani, e scrutò l’uomo nello schermo. Normalmente non avrebbe perso tempo a guardare certe porcherie in tv, ma quella sera, a quanto pareva, avrebbe fatto un’eccezione.
“Chiamiamo sul palco l’aspirante velina numero 5” disse Ezio Greggio, e tutto il pubblico fece un applauso. Marco continuava a guardare lo schermo, freddo, impassibile, immobile.
Era strano. Era come se avesse la testa da un’altra parte e, allo stesso tempo, come se stesse studiando attentamente l’uomo in tv, che al momento era occupato a parlare con una ragazza alta circa un metro e ottanta con i tacchi, bionda, carina, con due occhi grandi che davano come l’impressione che dietro non ci fosse traccia di materia grigia.
“Che spettacolo hai preparato per stasera?” chiese il presentatore impaziente.
“Canterò una canzone di Francesco De Gregori” rispose l’aspirante velina numero 5.
“Benissimo” fece Ezio Greggio, “e quale ci canti? La mia preferita è Alice guarda i gatti e i gatti guardano le alici”. Il pubblico rise. Anche la concorrente rise, e si finse imbarazzata.
Dopo l’esibizione canora della concorrente numero 5, Ezio Greggio presentò Penelope Cruz, e salì sul palco un uomo sulla sessantina con un vestito rosso e una parrucca. Tra il pubblico si sentirono grasse risate. La ragazza bionda e alta guardava Penelope Cruz con un sorriso compassionevole.
“E lei sarebbe Penelope Cruz?” chiese Ezio Greggio con fare divertito, e il vecchietto rispose: “Seguro!
Tutti risero, e a quel punto Penelope Cruz lasciò il palco salutando il pubblico.
Marco era sempre lì, spaparanzato sul suo divano, con solo la testa e le spalle appoggiati allo schienale, e col telecomando stretto in una mano, come un bambino che guarda un film dell’orrore e si tiene pronto per cambiare canale nelle scene più spaventose.
Davanti al divano c’era un piccolo tavolino, sopra il quale c’erano una birra e un pacco di patatine già aperto. Marco si chinò verso il tavolinetto, prese due patatine e si mise a sgranocchiarle, senza distogliere lo sguardo dal televisore.
Fu allora che Ezio Greggio disse: “Uan, ciu, tri, stacchetto!” e l’aspirante velina bionda si mise a ballare sulle note del tormentone dell’estate, una canzone molto festaiola, estiva, che non a caso faceva da sottofondo musicale anche a una nota pubblicità di gelati. La ragazza bionda ballava in modo molto provocante e, anche se si era finta innocente e timida per tutto il tempo, era chiaro che voleva che tutti guardassero il suo culo.
Per la concorrente numero 6 la scena fu analoga. Poco dopo arrivò il momento di aprire la busta contente il numero della vincitrice.
Ezio Greggio la aprì e guardò il numero curandosi di non farlo vedere alla telecamera.
“La vincitrice è la concorrente numero…” passarono circa tre minuti. “La concorrente numero 7!”
Ci fu un attimo di silenzio, poi il pubblico rise perché la concorrente numero 7 non esisteva. Risero anche le sei aspiranti veline.
“La vincitrice è la concorrente numero…” ripeté Ezio Greggio.
Marco improvvisamente si mise a cercare un qualcosa che probabilmente era incastrato fra i materassi del divano e tirò fuori un cellulare. Fece un numero, e attese solo qualche secondo.
“Pronto?” rispose una ragazza.
“Ciao”.
“Che hai? Stai ancora pensando a quella faccenda di cui parlavi ieri sera?” si affrettò a chiedere la ragazza. Dalla voce si intuiva che non era italiana, probabilmente veniva dall’est. Comunque parlava l’italiano piuttosto bene.
“Sì” rispose Marco, con voce ferma.
“E cos…” provò a dire lei, ma Marco non la lasciò finire. “Dobbiamo farlo. Devi farlo” tagliò corto.
“Non lo so, Marco…” titubò lei. Intanto Ezio Greggio aveva decretato vincitrice l’aspirante velina numero tre. Le misero la corona, e le altre cinque ragazze andarono ad abbracciarla, fingendosi felici per lei.
“Stammi a sentire, Irina. Vuoi diventare famosa o no?” fece Marco alzando la voce, come se avesse già perso la pazienza.
“Sì, sì, è solo che… non in questo modo, ecco” spiegò Irina.
“È il modo più efficace, credimi” ribatté Marco.

Il giorno seguente Irina era irreperibile. Marco provò a chiamarla diverse volte, ma l’unica voce che sentì provenire dal suo cellulare fu quella della signorina della Vodafone, che Marco aveva sempre immaginato come una cicciona bionda dai modi gentili.
Verso le otto di sera, Marco decise di andare a trovare Irina nel suo appartamento. Abitava in un quartiere umile, ma tutto sommato tranquillo, senza troppi criminali.
“Chi è?” chiese Irina quando Marco citofonò.
“Io”.
“Sali”.
Marco salì le scale per due piani e trovò la porta aperta. Entrò e chiuse.
Irina era in cucina, intenta a prepararsi qualcosa per cena. Aveva due occhi che ricordavano il ghiaccio. I capelli erano neri e lisci, unti di olio. Era tutta sudata. Indossava dei pantaloncini apparentemente molto comodi e  una canottiera bianca che lasciava intravedere i capezzoli in trasparenza.
C’era un piccolo televisore, posto su un mobile in un angolo. In quel momento davano il telegiornale.
“Che cazzo di caldo che fa qua dentro” disse Marco senza salutare.
“Ci sono i fornelli accesi” spiegò lei.
“Beh, che fine avevi fatto?”
“Ho avuto da fare”.
“Certo” borbottò Marco fra sé, “come no”.
Ci fu qualche minuto di silenzio. Entrambi erano sovrappensiero. Passò, forse, mezz’ora, quando una voce proveniente dalla televisione richiamo la loro attenzione. Si girarono, e guardarono lo schermo senza dire una parola.
“Sono venuta con mia madre” disse la ragazza affianco ad Ezio Greggio, e indicò una signora.
“Ma sembra tua sorella!” esclamò il presentatore, e la donna, palesemente di una certa età, si mise a ridere, lusingata.
Marco e Irina continuavano a guardare lo show, nessuno dei due sembrava intenzionato a parlare. Poi Marco ruppe il silenzio. “Senti, io lo dico per te”.
“Lo so che lo dici per me” ribatté Irina, “lo so! Me l’avrai detto un migliaio di volte. È che non sono sicura. Non so se voglio farlo davvero. Non so se è così che voglio diventare famosa”.
“E io ho sentito mille volte questa risposta!” si spazientii Marco. “Basta, me ne vado”.
Fece per andarsene, poi si fermò. “Saresti perfetta, Cristo. Sarebbe tutto perfetto se tu mi dessi retta. Diventeresti famosa in un attimo, credimi”.
Irina non rispose. Si diresse verso la finestra. Si affacciò, e fisso la strada.
Marco, che si aspettava una risposta, questa volta se ne andò infuriato. “Fa’ come vuoi, sul serio. È la tua vita, perciò fa’ come cazzo vuoi”. Sbatté la porta. Irina poco dopo lo vide sulla strada che camminava a passo svelto, coi pugni stretti.
Irina era turbata. Avrebbe voluto urlare a Marco, dalla sua finestra, un sacco di cose. Decise però di stare zitta. Sapeva che Marco aveva ragione, tutto sommato. In fondo, era quello che voleva anche lei, no?
Marco non riuscì a dormire. Prese sonno solo verso le tre di notte, quando d’un tratto squillò il cellulare. Per un attimo gli parve di sognare, poi capii che il telefono squillava sul serio. Allungò la mano verso il comodino e lo prese.
“Pronto” rispose.
“Voglio farlo” disse Irina.
“Arrivo”.
Marco corse nel piccolo monolocale di Irina. In strada non c’era nessuno. Quando gli aprì la porta si catapultò verso di lei e le infilò la lingua in bocca, e dopo un lungo bacio appassionato le mostrò una bottiglia di spumante scadente che aveva comprato per l’occasione. “Dobbiamo festeggiare” disse, e lo stappò. Irina prese due bicchieri dalla credenza, e Marco ne versò un po’ a tutt’e due.
“Allora” iniziò lui entusiasta, “mettiamoci a lavoro. Vuoi partecipare come bionda o mora?”
“Che importanza ha?” chiese lei.
“Beh… anzi, sai che ti dico? Che importanza ha? Stasera voglio solo festeggiare. Vedrai, la gente guarderà solo te. Si dimenticheranno delle altre cinque correnti. Sarai tu la protagonista”.
“Dici?” chiese Irina sorridendo.
“Sarà la tua serata”.
Si scambiarono un bacio.
“Ma ora non è questo l’importante” fece di nuovo Marco. “Adesso festeggiamo. Vieni qui” la baciò ancora, “scopiamo”.

Sul palco era il momento degli ultimi preparativi. Qualcuno controllava che per l’audio fosse tutto a posto, qualcuno provava le luci. C’era già un sacco di gente.
In mezzo a tutta quella confusione, Marco cercava di incoraggiare Irina. “Sarai fantastica, sarà tutto perfetto, vedrai. Come ti senti?”
“Benissimo. Come ti sembro?”
“Sei bellissima”.
Irina sorrise. Aveva i tacchi alti, e indossava una camicetta scollata e un paio di short. Tutto d’un tratto si fece cupa.
“Stai tranquilla” la rassicurò Marco. “Andrà tutto bene. Devi fare solo quello che ti ho detto. Quando ti chiederà che cos’hai preparato, tu fai quello che devi fare. Sarà un successo, tutti parleranno di te”.
“Ok” disse lei rincuorata, “sono pronta”.
“Stanno per iniziare, credo. Io vado. Ci vediamo dopo lo show. Forza e coraggio. Dammi un bacio. Ecco, così. A dopo”.
“A dopo, amore”.
Salì sul palco il Gabibbo, che salutò tutti e presentò Ezio Greggio. Il presentatore non si fece attendere ed esordì con una serie di giochi di parole che fecero sganasciare dalle risate tutti i presenti, a parte Marco.
Irina era la concorrente numero 4. La prima concorrente raccontò una barzelletta, e durante lo stacchetto diede a tutti l’impressione di essere un pezzo di legno. La seconda fece l’imitazione di Berlusconi, e ballò abbastanza bene. La terza aveva le tette grandi, interpretò alcuni dialetti della penisola, e più che ballare si limitò ad agitare le tette.
“Chiamiamo sul palco l’aspirante velina numero 4” annunciò Ezio Greggio, e Irina si presentò a salutando tutti con un’espressione che aveva l’aria di essere un sorriso.
“La concorrente numero 4 si chiama Irina  Petrescu. Sei nata in Italia, Irina?”
“No” rispose lei timidamente, “sono nata a Bălți. Sono venuta in Italia cinque anni fa”.
“Oh” fece Ezio Greggio, “e quanti anni hai?”
“Ventitré”.
“Sei venuta qua da sola?” chiese Ezio Greggio come di consueto.
“No, oh…” Irina cercò Marco tra il pubblico, lo trovò quasi subito. “Sono venuto qui col mio fidanzato, Marco”. E lo indicò.
“Benissimo, salutiamo Marco!” si entusiasmò Ezio Greggio. “Complimenti, hai una ragazza bellissima”. Marco sorrise e fece un cenno con la testa come per dire “grazie”. Sembrava seccato.
Seguirono tutte le altre domande che facevano parte della prassi. Mano a mano che passava il tempo, Marco sembrava sempre più impaziente. Tutto solo in mezzo a tutta quella gente.
“Allora, Irina” fece finalmente Ezio Greggio. “Che numero hai preparato per stasera?”
Irina scambiò uno sguardo d’intesa con Marco, poi disse: “È una sorpresa”. Sembrava molto nervosa. Anche Marco lo era.
“Benissimo” disse Ezio Greggio, “allora ti lascio il palco tutto per te”.
“Oh, no” si affrettò a chiarire Irina. “Questo numero richiede anche la tua presenza”.
“Ah, va bene, ma… qui davanti a tutti?” scherzo Ezio Greggio. “C’è anche il tuo fidanzato, dai”. Tutti risero. Questa volta rise anche Marco, sarcasticamente.
“E va bene, facci vedere cos’hai preparato”.
Irina avanzò di due passi verso il pubblico e fece un grosso sorriso a tutti. Sì fermò un attimo a cercare lo sguardo di Marco ancora una volta. Lui la guardò, le fece un sorriso e annuì.
Irina s’infilo la mano negli short e tolse fuori una piccola pistola, che tutti immaginarono fosse un giocattolo. “Sei una poliziotta?” si affrettò a dire Ezio Greggio. Irina non rispose, si girò verso di lui e gli sparò un colpo. Lo colpì in pieno volto, fracassandogli la testa. Frammenti di cervello andarono a colpire i giurati, ed il corpo cadde a terra. In pochi secondi si formò un lago di sangue.
Tutti i presenti fecero per scappare, poi Irina gettò la pistola a terra, facendo capire di aver finito. Si fermarono tutti. Ci furono attimi di silenzio. Silenzio assoluto.
Poi il caos. Tutti urlavano, piangevano, si disperavano. Tutti guardavano Irina. Il corpo senza vita di Ezio Greggio era uno spettacolo raccapricciante al quale nessuno voleva assistere. Solo Marco riusciva a guardarlo. Poi anche lui guardò Irina. Si guardarono. Marco le fece un sorriso; lei ricambiò.
Le altre aspiranti veline erano spaventate, disgustate, disperate. Soprattutto le concorrenti numero 5 e 6. “È terribile” continuavano a dire piangendo, “non ci esibiremo più”.

2 commenti:

  1. Alla fine non hai cambiato nulla eh?

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  2. no, sono pigro e contrario questo tipo di pratica. prima o poi dovrò cambiare idea, lo so. ah, e poi veline è finito.

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