mercoledì 17 ottobre 2012

Un pomeriggio come un altro

L’altro giorno ero in pullman, seduto nel posto per i disabili. Ho tutti gli arti attaccati al corpo e non sono handicappato ma quello era l’unico posto libero. All’improvviso una tossica sulla cinquantina si mette a fare il giro delle seggiole del pullman chiedendo a tutti: “Mi scusi, ha due euro?” È tutta vestita di rosa, come una ragazzina di dodic’anni che attende con ansia le sue prime mestruazioni, e indossa un paio di occhiali da sole, sempre rosa, con le lenti a forma di cuore.
Comunque non ci sapeva fare. Questa matta forse era un caso particolare, ma in generale i barboni non ci sanno fare. Non ti fanno mai venire voglia di dare loro dei soldi. Poi questa voleva addirittura due euro e lo richiedeva esplicitamente, il che ti faceva girare i coglioni. A noi stronzi con qualche moneta in tasca piace condurre il gioco; non possiamo accettare che una tossica detti le condizioni.
I ragazzi che raccolgono soldi per i cani abbandonati in attesa di adozione, quelli sì che ci sanno fare. Se quei ragazzi si fingessero barboni o tossici farebbero ottimi affari. O almeno avrebbero una dose di eroina al giorno garantita.
La mentecatta arriva alla zona handicappati. “Mi scusi, ha due euro?” mi fa. Le vorrei rispondere: “Ma che significa? Se ne avessi uno e cinquanta non li vorresti?” ma penso che così facendo allungherei semplicemente la conversazione con la demente, che puzza anche di piscio e quindi mi piacerebbe che si allontanasse, così le dico semplicemente: “No”.
A quel punto il pullman si ferma ed entra un tizio completamente nudo. Indossa solo un paio di pinne da sub che lo fanno camminare come un deficiente. Si guarda intorno ma non ci sono posti. Così si aggrappa a una maniglia e il pullman riparte. La gente sull’autobus è raggelata, lo guarda con disprezzo, inorridita. “Mi scusi, ha due euro?” gli chiede la tossica, e quello la guarda come per dire: “Cazzo, ma mi prendi per il culo? Sono tutto nudo, indosso solo un paio di pinne da sub, e tu vieni a chiedermi due euro? Primo: qua dentro quello fuori di testa sono io. Secondo: dove cazzo dovrei averli, i fottuti due euro? Nascosti nel buco del culo?”, ma non risponde, così la cinquantenne accattona capisce che sta perdendo tempo e passa al prossimo passeggero.
Ma nessuno fa più caso a lei, ormai, perché tutti guardano il tale tutto nudo. Una signora si dice schifata, e quasi tutti gli altri concordano. Sembrano più che altro tutti molto spaventati. L’uomo avrà pressappoco quarant’anni, i peli delle sue palle sono così pochi che si possono contare, ha un pene di media lunghezza ed è circonciso. I cazzi senza il prepuzio sono strani, ma a parte questo non ci vedo nulla di così disgustoso o di spaventoso in quest’uomo. Voglio dire, è un uomo nudo. Non capisco perché un uomo nudo faccia tutto questo scalpore. Un uomo nudo di certo non ha un coltello nascosto in tasca.
Comunque è da ridere, perché ogni volta che il pullman prende un fosso le palle spelacchiate del sub si muovono e sembrano sbattere tra di loro come quel gioco che vendevano i marocchini in spiaggia qualche anno fa.
Insomma, tutti fissano questo poveretto. Io me ne fotto, giro lo sguardo verso il finestrino, e via.
Dietro di me c’è un uomo che avrà a occhio e croce quarantacinque anni che parla con un ragazzino affianco lui, che avrà sedici anni circa. Dal modo in cui parlano suppongo che tra loro ci sia un rapporto zio-nipote, ma potrebbe trattarsi anche di un innocente sedicenne che incontra per caso un vecchio amico di famiglia. Più probabile la seconda ipotesi. L’uomo non smette di raccontare di quando era giovane e ogni sera se ne andava da una festa con una ragazza diversa.
Avete mai fatto caso al fatto che tutti gli uomini di 40-50 anni raccontano sempre che da giovani rimorchiavano una ragazza diversa ogni sera? Paradossalmente, tutte le donne di 40-50 anni raccontano di quanto da giovani fossero belle e allo stesso tempo serie, che non andavano col primo che capitasse. Per cui non si capisce chi è che gli uomini rimorchiavano ogni sera. Una delle due categorie mente. Per forza. O – e probabilmente è così – mentono entrambe.
Così ci penso un po’ su.
Ad interrompere i miei ragionamenti è la barbona vestita di rosa, che mi chiede di nuovo se ho due euro. Solo che questa volta sputacchia un po’ mentre me lo domanda e qualche residuo della sua saliva schifosa finisce nelle lenti dei miei occhiali, i miei adorati occhiali da sole con le lenti a specchio che mi ha regalato Silvia. Il guaio di avere un paio di occhiali con le lenti a specchio è che mentre caghi non puoi fotografarli per mostrarli ai tuoi amici. Per il resto, sono fantastici. Intanto la tossica rompicoglioni è ancora là di fronte a me che aspetta una risposta. “No” le dico di nuovo, mi sfilo gli occhiali e li pulisco con la maglietta. A quel punto lei ricomincia il giro, chiedendo di nuovo a tutti i fottuti due euro. A tutti tranne al sub nudo, che questa volta viene ignorato dalla Raccattadueeuro.
Il tempo vola. Il pullman si ferma in un’altra fermata, si aprono le portiere ed entra un figlio di puttana senza una gamba, che cammina a fatica solo grazie all’aiuto delle stampelle. Fa talmente fatica che mi chiedo dove cazzo stia andando di così importante. Finalmente le persone smettono di fissare il sub circonciso per girarsi a guardare lo stronzo mutilato. L’indignazione per l’uomo nudo è scomparsa dai loro sguardi per far spazio ad una immensa compassione. Guardano il coglione con una gamba sola con la stessa espressione che ha Barbara D’Urso mentre ascolta la madre di Sarah Scazzi che sta raccontando di quella volta che il cognato si è inculato il cadavere della figlia. Ma lui della compassione della gente non se ne fa nulla. Lui non vuole la loro compassione: lui vuole solo il mio posto. Capito, lo stronzo? Decido di anticiparlo e mi alzo, senza dargli il tempo di chiedermelo, e mi metto a zoppicare per farlo sentire un po’ in colpa.
Ad un certo punto l’autista caccia una frenata da paura, e tutti fanno un balzo in avanti, quando poi il pullman si arresta completamente, tutti fanno un conseguente balzo all’indietro. L’uomo nudo con le pinne da sub quasi cade addosso a una signora seduta vicino a lui, sfregando il suo uccello contro di lei. A quel punto la signora impazzisce. “È INACCETTABILE!” urla, puntando il dito contro il sub, e chiede aiuto al conducente. “La prego, lo cacci via”. Effettivamente mi ero stupito che nessuno l’avesse fatto prima, visto il modo in cui tutti guardavano quell’uomo. La signora doveva essere proprio al limite della sopportazione, immagino.
Tutti iniziano a urlare e a dare ragione alla donna, così l’autobus si ferma e l’autista si sposta dalla sua postazione per buttare fuori l’uomo nudo con le pinne da sub, che esce senza fare storie. Mi dispiace per quel poveretto.
Poco dopo arriva la mia fermata. Scendo. Casa di Silvia dista di due isolati.
Insomma, se vi aspettavate che tutta questa faccenda assumesse un significato preciso, o che gli eventi prendessero una certa piega, rimarrete delusi. La storia è tutta qui. Un pomeriggio in pullman come un altro.

(È doveroso precisare che l'autore e il protagonista del racconto non sono la stessa persona, in quanto l'autore si rispecchia piuttosto nel personaggio dell'uomo nudo. È doveroso precisare che l'autore in realtà non è circonciso, e che non sale in un pullman tutto nudo con le pinne da sub ormai da tre settimane, per via del freddo)

2 commenti:

  1. bellissimo, mi ha colpito la frase "Un uomo nudo di certo non ha un coltello nascosto in tasca".

    complimenti anche per il blog Alessandro.

    Silvio Perfetti

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